Mus’ab ibn ‘Umayr
Un ragazzo che passò dall’avere sempre tutto a sua disposizione, al perdere tutto ciò che aveva per l’Islam.
Il ragazzo d’oro della Mecca
Era uno dei giovani più agiati di La Mecca; il giovane più splendido, bello e raffinato della città. Sua madre era molto ricca e possedeva grandi beni: lo vestiva con gli abiti più pregiati e delicati, ed era l’uomo più profumato di tutta La Mecca.
Il Messaggero di Allah lo ricordava spesso, dicendo: ‘Non ho mai visto a La Mecca nessuno che avesse una chioma più bella, abiti più raffinati, né che fosse immerso in una grazia più radiosa di Mus’ab ibn ‘Umayr’
Appena sentì parlare dell’Islam andò di nascosto a Dar al Arqam, la casa dove il profeta incontrava i primi musulmani e ci aderì immediatamente. Inizialmente pregava di nascosto, provando paura nei confronti della madre Khunnas, donna fortissima e autoritaria, e del suo clan. Un giorno, però, Uthman bin Talha lo vide pregare e lo denunciò alla famiglia.
Opressione e Hijra
Quando sua madre lo scoprì, cercò di distoglierlo dall’Islam, dicendogli: ‘Non essere rigido, figlio mio! Cosa vuoi da questa religione? Vuoi forse privarti del canto, delle donne e dei piaceri?’. Ma Mus’ab sapeva che ciò che Allah gli aveva proibito in questo mondo, lo avrebbe ritrovato presso di Lui in Paradiso. Così, lo privò di ogni agio, arrivando persino a imprigionarlo; questo però non fece che aumentare la sua fermezza.
Quando l’oppressione dei politeisti contro Mus’ab e i Sahaba si fece insopportabile, il Messaggero di Allah permise loro di migrare in Abissinia (Al-Habashah).
Mus’ab però non vi rimase a lungo: fece ritorno dopo pochi mesi, quando in Abissinia si diffuse la voce (poi rivelatasi falsa) che i Quraish si fossero convertiti all’Islam.
La missione che cambiò la storia: l’arrivo a Yathrib
Nonostante la delusione del ritorno a Mecca e le crescenti difficoltà, il ruolo di Mus’ab era destinato a diventare ancora più centrale.
Durante la stagione del pellegrinaggio, il Profeta incontrò alcuni abitanti di Yathrib (la futura Medina) che divennero musulmani. Questi primi credenti, pur avendo abbracciato la fede, avevano bisogno di una guida che insegnasse loro il Corano e i precetti dell’Islam nella loro città lontana. Chiesero al Profeta ﷺ un insegnante, e lui scelse proprio Mus’ab ibn ‘Umayr.
Fu così che quello che un tempo era il giovane più viziato di Mecca divenne il primo ambasciatore dell’Islam.
Mus’ab aveva dunque una missione: trasformare una città intera. Come disse il compagno Al-Bara’ ibn ‘Azib: «Il primo dei migranti a giungere da noi a Medina fu Mus’ab ibn ‘Umayr; egli fu dunque il primo مهاجر (migrante) verso Medina, che Allah la protegga».
Si narra anche che fu lui il primo a guidare la preghiera del venerdì (Jumu’ah) per la gente di Medina.
Il suo lavoro fu così straordinario che, grazie alla sua pazienza e alla sua predicazione, in quasi ogni casa di Medina entrò la luce dell’Islam, preparando il terreno per l’arrivo del Profeta ﷺ e di tutti i musulmani.
La storia della conversione di Usayd ibn Hudayr, capo dei Bani ‘Abd al-Ashhal della tribù degli Aws, è una prova del metodo paziente e persuasivo di Mus’ab.
I libri della Sira (la biografia del Profeta) narrano che Usayd si presentò da Mus’ab mentre stava insegnando ad alcuni musulmani in un giardino di Medina; Usayd era furibondo, impugnava la sua lancia e gli intimò di smettere di ‘traviare i deboli del suo popolo’
Ma Mus’ab lo accolse con un sorriso, dicendogli: ‘Perché non ti siedi ad ascoltare? Se ciò che dirò ti piacerà, potrai accettarlo; se invece non ti sarà gradito, smetteremo di fare ciò che detesti’. Di fronte a una risposta così calma ed equa, Usayd si sedette ad ascoltare il Corano; quella situazione così tesa si concluse con la conversione del leader degli Ansar.
Mus’ab disse: ‘Per Iddio, riconoscemmo l’Islam sul suo volto ancor prima che parlasse, dal suo splendore e dalla sua radiosità’, per dire che prima ancora che Usayd aprisse bocca per dichiarare la sua fede, Mus’ab e il suo compagno As’ad notarono un cambiamento profondo nei suoi lineamenti.
Usayd si lavò, purificò i suoi abiti, pronunciò la testimonianza di fede (Shahada) e pregò due rak’at.
Usayd, dopo essersi convertito, disse: ‘Dietro di me c’è un uomo che, se vi seguirà, non lascerà che nessuno del suo popolo resti indietro; ve lo manderò adesso’.
Andò da Sa’d bin Mu’adh. Quando Sa’d lo vide, disse al suo popolo: ‘Giuro su Allah, Usayd è tornato con un volto diverso da quello con cui era partito’. Usayd spinse Sa’d ad andare da Mus’ab.
Quando Sa’d arrivò, Mus’ab gli disse: ‘Vuoi sederti ad ascoltare? Se ciò che dirò ti piacerà, lo accetterai; se lo odierai, allontaneremo da te ciò che non gradisci’. Sa’d rispose: ‘Sei stato giusto’, piantò la sua lancia e si sedette. Dopo che Mus’ab gli spiegò l’islam e lesse il Corano, anche Sa’d si convertì: si lavò, purificò le vesti, testimoniò la verità e pregò. Poi prese la sua lancia e tornò dalla sua gente.
Quando lo videro, dissero: ‘Giuriamo su Allah, è tornato con un volto diverso da quello con cui era partito’. Sa’d chiese ai suoi: ‘O figli di ‘Abd al-Ashhal, cosa pensate di me?’. Risposero: ‘Sei il nostro capo, il più saggio e il più nobile’. Allora lui disse: ‘Allora sia proibito a me parlare con i vostri uomini e le vostre donne finché non crederete in Allah e nel Suo Messaggero’.
Prima che scendesse la sera, non rimase un solo uomo o donna in quella tribù che non fosse diventato musulmano (eccetto uno, l’Asayrim, che accettò l’Islam più tardi).
Oltre al suo ruolo di predicamento, Mus’ab ibn ‘Umayr partecipò anche alle spedizioni e alle battaglie come quella di Badr dove tenne la bandiera dei migranti (Muhajirin) e combatté con grande valore, contribuendo alla chiara vittoria dei musulmani sui miscredenti di Quraish.
Nella battaglia di Uhud, Mus’ab fu al fianco del Profeta ﷺ e dei Sahaba per respingere le armate di Quraish, che si erano radunate per attaccare i musulmani a Medina e vendicare la sconfitta di Badr.
Mus’ab portava lo stendardo combattendo contro i politeisti e fece parte della piccola cerchia di uomini che rimasero saldi e combatterono a difesa del Messaggero di Allah, dopo che gli arcieri abbandonarono le loro posizioni sul monte Uhud.
Mus’ab fu attaccato da ‘Amr ibn Qami’ah al-Laythi, che gli tagliò la mano destra; immediatamente Mus’ab afferrò lo stendardo con la mano sinistra. L’avversario lo attaccò di nuovo e gli tagliò la mano sinistra; Mus’ab allora strinse lo stendardo al petto con i moncherini delle braccia. Al terzo attacco, Ibn Qami’ah lo trafisse con una lancia ed egli cadde martire (che Allah sia compiaciuto di lui).
Mentre moriva, Mus’ab ibn ‘Umayr ripeteva il versetto coranico: «Muhammad non è altro che un Messaggero, altri messaggeri sono passati prima di lui» [Corano, 3:144]. L’aggressore Ibn Qami’ah quando uccise Mus’ab, vedendolo cadere con lo stendardo tra le mani, fu convinto di aver ucciso il Profeta in persona, iniziarono poi a raggrupparsi per tornare verso La Mecca, convinti della vittoria totale.
Riguardo a Mus’ab e ai suoi fratelli che caddero a Uhud, fu rivelato il versetto dell’Altissimo:
«Tra i credenti vi sono uomini che sono stati fedeli al patto stretto con Allah. Alcuni di loro hanno già compiuto il loro destino, altri ancora attendono; ma non hanno cambiato nulla [del loro impegno]».
(Corano, Sura Al-Ahzab, 33:23)
Quando morì, i compagni non trovarono nulla con cui coprire il suo corpo se non un corto mantello. Come riportato da Khabbab, se gli coprivano la testa restavano scoperti i piedi, e viceversa. Il Profeta ﷺ, vedendo le condizioni dell’uomo che un tempo indossava gli abiti più pregiati, ordinò di coprire la testa con il mantello e i piedi con dell’erba profumata (Idhkhir).
AR
