Perché molti provano depressione nonostante ricchezza e successo? La psicologia spiega che il ‘piacere materiale’ ha vita breve: una volta svanito l’entusiasmo della novità, l’uomo resta nudo di fronte al bisogno di un senso profondo.
Qui emerge la diagnosi divina: ‘E chiunque si allontanerà dal Mio ricordo, avrà una vita angosciata’. L’angoscia (Dank) non è povertà di tasca, ma ‘ostruzione dell’orizzonte spirituale’. Quando l’essere umano si recide dal suo Creatore, perde la bussola: Perché sono qui? Verso dove vado? Senza queste risposte, l’anima resta in una ricerca ansiosa e infinita, non importa quanto sia lussuoso il rifugio in cui si nasconde.
Nel mondo contemporaneo, molti di noi possiedono gli ‘strumenti’ per una vita agiata, ma raramente possiedono la ‘gratitudine’ per goderne. Ci ritroviamo spesso schiacciati da un senso di angoscia soffocante, in fuga dal confronto con noi stessi o spezzati dalle crisi della vita.
Ecco uno sguardo profondo su tre concetti chiave per ricostruire il nostro equilibrio psicologico e spirituale:
Molte persone desiderano il cambiamento e il ritorno a Dio, ma cadono nella trappola dell’autoflagellazione. Questo senso di vergogna porta l’individuo a vedersi come ‘imperdonabile’, spingendolo alla fuga anziché al confronto.
La verità è che il pentimento (Tawbah) nell’Islam non è una punizione, ma un ‘reset’ della psiche umana. La differenza tra il rimorso sano e la disperazione letale è che il primo ti spinge a riparare subito, mentre la seconda è un inganno psicologico che ti illude che sia troppo tardi, per tenerti prigioniero del passato. Dio non ti chiede di essere perfetto, ma ti chiede di essere ‘Awwab’: colui che torna a Lui, instancabilmente, ogni volta che inciampa.
La solidità psicologica non significa essere una ‘roccia’ che non prova dolore, ma possedere la capacità di rialzarsi dopo ogni caduta. Nel Corano, scopriamo che i più grandi doni nascono dal grembo delle avversità: Giuseppe (Yusuf) non raggiunse il trono se non dopo aver attraversato l’ingiustizia del pozzo e il buio della prigione.
È ciò che oggi definiamo ‘Crescita Post-Traumatica’. Quando il credente comprende che la prova è un processo di ‘levigatura’ della propria anima, il dolore si trasforma in potere. I traumi non arrivano per spezzarci, ma per rivelare i punti di forza nascosti nel profondo e per ricordarci che il nostro unico, vero appoggio deve essere il ‘Sostegno Inamovibile’ (Dio), Colui che non muta e non svanisce mai.
La fede non è un semplice insieme di rituali, ma un ‘metodo di vita’ che colma il vuoto dell’anima. Essa ci dona il coraggio di sbagliare per poi rinascere, e ci arma della solidità necessaria per affrontare le tempeste del tempo con un cuore imperturbabile.
AR
